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30 aprile 2010
Inchiesta G8: Scajola, non mi lascio intimidire

ROMA - “Non mi lascio intimidire”. Lo ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola commentando le notizie che lo riguardano a proposito dell’inchiesta sul G8 alla Maddalena. “Registro un attacco infondato e senza spiegazione - aggiunge - per una vicenda nella quale non sono indagato, a danno di chi lavora tutti i giorni per difendere, nel suo ruolo, le ragioni e gli interessi del nostro Paese”.

“Nella vita possono capitare cose incomprensibili. E questa è addirittura sconvolgente. Colpisce con una violenza senza precedenti il mio privato e la mia famiglia”, ha affermato Scajola. “Non sono abituato alla dietrologia - dice Scajola - e quindi non voglio credere che dietro a tutto questo vi siano oscuri manovratori o disegni preordinati”. “Per rispetto alla Magistratura che sta lavorando -prosegue il ministro - non posso dire nulla sul merito di quanto apparso sui giornali. Resta la grande amarezza per il fatto che si sia arrivati a coinvolgere addirittura i miei figli”. “La mia coscienza è pulita. - conclude - Proseguo con la massima serenità il mio lavoro”.

DI PIETRO, SCAJOLA DEVE RASSEGNARE DIMISSIONI
“Dopo le vicende del sottosegretario Cosentino, per il quale era stato richiesto persino l’arresto, e di un Presidente del Consiglio, acclarato corruttore di testimoni giudiziari che ogni giorno si fa una legge per non farsi processare - afferma Antonio Di Pietro, leader di Idv - adesso scopriamo che c’é un Ministro della Repubblica che avrebbe ricevuto assegni nell’esercizio delle sue funzioni per comprare immobili con modalità non lecite. Riteniamo che il ministro Scajola debba rassegnare immediatamente le dimissioni affinché da una parte possa difendersi nelle sedi competenti e dall’altra possa evitare di mettere in imbarazzo le istituzioni che rappresenta”.

BERLUSCONI A SCAJOLA, CARO CLAUDIO VAI AVANTI A LAVORARE
Caro Claudio, non ti preoccupare e vai avanti nel tuo lavoro. Lo avrebbe detto il premier Silvio Berlusconi al ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola nel corso di un incontro oggi a palazzo Grazioli. Il ministro sarebbe coinvolto nell’inchiesta sugli appalti per il G8.

FINOCCHIARO, SCAJOLA CHIARISCA FATTI IN SENATO
La presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro ha scritto al presidente del Senato Renato Schifani per chiedergli di invitare il ministro Scajola a chiarire in Senato in merito alle notizie apparse oggi sui quotidiani. “Caro Presidente - ha scritto Anna Finocchiaro - leggiamo sui quotidiani di questa mattina della vicenda che pare interessare il ministro Scajola. Le chiedo, non volendo deliberatamente assumere alcuna iniziativa parlamentare formale, poiché ci troviamo di fronte solo a indiscrezioni giornalistiche, di invitare il Ministro Scajola a venire nell’aula del Senato a chiarire i fatti”.
INCHIESTA G8 PERUGIA - Ruota intorno a centinaia di assegni circolari emessi dopo che l’architetto Angelo Zampolini aveva versato in banca, in vari periodi, poco meno di tre milioni di euro uno dei nuovi filoni d’inchiesta condotta dalla procura di Perugia sugli appalti per i cosiddetti Grandi eventi. Titoli in parte poi utilizzati - e’ emerso dagli accertamenti - per l’acquisto di vari immobili da parte di altri soggetti. L’ipotesi sulla quale stanno lavorando i pubblici ministeri del capoluogo umbro Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi e’ che il denaro per gli assegni sia riconducibile a Diego Anemone, il costruttore considerato una delle figure centrali dell’inchiesta sugli appalti per i Grandi eventi. Per lui ha infatti lavorato Zampolini. Nel corso dell’indagine, gli investigatori hanno raccolto le testimonianze dei proprietari degli appartamenti pagati anche con gli assegni circolari emessi da Zampolini. Dagli accertamenti non e’ risultato alcun rapporto tra questi soggetti e l’architetto.

Tra le operazioni oggetto del filone d’inchiesta quelle per l’acquisto di case da parte di Claudio Scajola e del generale della guardia di finanza Francesco Pittorru, entrambe risalenti al 2004. Agli atti dell’inchiesta le testimonianze dei proprietari delle abitazioni che hanno sostenuto di avere ricevuto gli assegni circolari come parziale saldo della vendita. Un altro degli assegni di Zampolini oggetto dell’indagine e’ stato invece utilizzato - sempre in base all’indagine - per l’acquisto di un’abitazione del figlio di Angelo Balducci, Lorenzo.

30 aprile 2010
Bocchino lascia e accusa il premier

ROMA
Una vera e propria «epurazione». L’accusa di Italo Bocchino è rivolta direttamente a Silvio Berlusconi: «Voleva la mia testa, ha colpito me per educarne cento». «Ma quale epurazione! Se ci fosse la firma in calce di Berlusconi lo sarebbe. È solo un atto di dimissioni», è la replica di Paolo Bonaiuti, portavoce del premier.
Bocchino, tra i fedelissimi di Gianfranco Fini, da ieri non è più vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera. A sugellare la sua uscita dal vertice del gruppo a Montecitorio doveva essere l’assemblea dei deputati pidiellini, convocati per ieri mattina alle 11 dove era già pronta una mozione di sfducia messa a punto il giorno prima. Ma così non è stato. Bocchino ha giocato d’anticipo, presentando al capogruppo Cicchitto una lettera di dimissioni «irrevocabili». Un gesto che qualcuno inizialmente aveva interpretato come «distensivo». Ma che poco dopo invece si è rivelato come l’innesco di una miccia. L’ex vicecapogruppo va dai giornalisti, racconta della telefonata con il premier di una settimana prima, alla vigilia della direzione del Pdl: Berlusconi «mi aveva chiesto di non partecipare a Ballarò». Ma al diniego opposto dal finiano il Cavaliere avrebbe replicato: «Allora io ti infilzo». Parole che per la maggioranza del Pdl non appartengono «assolutamente» al vocabolario del Cavaliere.
Di questa telefonata ha parlato anche il premier nella cena tenutasi mercoledì a Palazzo Grazioli con un gruppo di senatori. La versione è ovviamente diversa. Ai suoi commensali Berlusconi ha raccontato di aver effettivamente invitato Bocchino a non partecipare a Ballarò: «È un insolente che non rappresenta nessuno, neppure i finiani. Gli ho detto che non si può andare in tv a fare sceneggiate coinvolgendo il partito». Berlusconi non pensa solo a Bocchino. Le recenti apparizioni televisive di Fini lo hanno non poco infastidito: «Trova sempre una solidarietà nei conduttori che cercano di far venire fuori la rissa», sono le parole usate dal premier riportate da più di un partecipante alla cena. Per Berlusconi ormai non c’è più niente da fare, «la rottura è irriversibile, insanabile» anche perché – è convinto il premier – «ormai Fini guarda a Casini e Rutelli, non ci appartiene più». Il premier si sente «tradito». Continua a ripetere «non mi farò logorare, la lealtà la misureremo in Parlamento», con chiaro riferimento a possibili elezioni anticipate.
Fini tace. Il presidente della Camera non ha fatto alcun commento sul caso Bocchino. Quello che aveva da dire lo aveva già espresso l’altra sera a Porta a porta. Far fuori Bocchino sarebbe un gesto «illiberale», provocato non da «addebiti» nella sua conduzione del gruppo, ma solo dall’appartenenza alla minoranza del partito: «Se si inizia a tagliare teste si apre una fase di caccia alle streghe». In realtà quando Fini pronuncia quelle parole, la sorte di Bocchino era già scritta. Berlusconi aveva deciso già la sera prima, martedì. Durante la partecipazione di Fini a Ballarò, il premier avrebbe fatto una telefonata a Cicchitto chiedendo l’immediata convocazione dell’assemblea per espellere Bocchino. Di qui la decisione dello stesso Cicchitto di convocare i deputati il giovedì e la preparazione della mozione di sfiducia qualora il vicecapogruppo avesse opposto resistenza. Fini lo sapeva bene, tant’è che dopo la registrazione di Porta a porta, mercoledì sera, aveva riunito i suoi fedelissimi per concordare il da farsi. Una riunione durata fino a tarda sera e nella quale Fini aveva alla fine scelto una linea soft ovvero le dimissioni di Bocchino, invitando tutti a non offrire pretesti e tantomeno a manifestare divisioni interne, con riferimento alle critiche contro lo stesso Bocchino espresse da un altro finiano doc come Roberto Menia.
Un fattore quest’ultimo non ininfluente, secondo i berlusconiani e in particolare gli ex An rimasti con la maggioranza: «Se ci fosse stata l’assemblea del gruppo Fini rischiava di andare a una conta dove i voti raccolti da Bocchino sarebbero stati inferiori a quelli di chi ha dichiarato di far parte della sua corrente». L’uscita di Bocchino trova anche il consenso di Bossi: «Ha fatto bene», taglia corto il Senatur, anche perchè «aveva esagerato».

29 aprile 2010
Bersani a Fini, noi disperati? Lui dimostri coerenza

Servono riforme ancorate alla Costituzione ed intorno ad essa si può costruire un patto repubblicano

Fini: non sono presidente Camera per cadeau del premier

ROMA - “Lui faccia quello che ritiene, credo però che debba mostrare la sua coerenza in passaggi parlamentari come i temi economici o norme come quella sulle intercettazioni e la giustizia”. Il segretario del Pd, in una intervista a Rainews 24, risponde così alle critiche del presidente della Camera Gianfranco Fini per il quale certi appelli a lui sono prova di una sinistra disperata. “Noi aspettiamo - afferma Bersani - la coerenza del suo strappo. Fini è il sintomo di un problema, non è né la malattia né la cura. Per anni il governo non ha deciso nulla mentre c’é stato uno scivolamento economico e sociale mentre il sistema democratico è stato deformato”. Il presidente della Camera quindi, secondo il leader Pd, “solleva problemi veri ma dentro uno schieramento dove è impossibile risolverli, quindi questo battibecco avrà a mio avviso scarsi esiti pratici”.

“Il patto repubblicano è un appello che ho rivolto non solo a Fini e prima dello strappo. Servono riforme ancorate alla Costituzione ed intorno ad essa si può costruire un patto repubblicano”.

“Non mi metterei ora a fare tatticismi perché in questo momento bisogna dare il senso della prospettiva e noi stiamo lavorando al Progetto Italia e intorno ad esso discuteremo con tutte le opposizioni”. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani risponde così alla domanda sulle alleanze del Pd.

23 aprile 2010
Scontro Berlusconi-Fini. “Se non si allinea è fuori”

Solo 11 no e un astenuto. Decisioni maggioranza vincolanti, ribadita leadership premier

ROMA - La direzione nazionale del Pdl ha approvato a maggioranza il documento finale di Berlusconi: solo 11 voti contrari ed un astenuto. Gli aventi diritto al voto alla Direzione nazionale sono 172. “Le correnti negano la natura stessa del Popolo della Libertà”, si legge nel documento. “La Direzione Nazionale sottolinea la vittoria del centrodestra con un risultato storico” dove “il centrodestra si è confermato maggioranza nel Paese” e “tutto ciò è paradossale per alcuni aspetti della polemica interna” e “certe polemiche pubbliche pretestuose”. E quanto recita il documento conclusivo della Direzione Nazionale del Pdl letto da Maurizio Lupi.
“Una volta assunta una decisione negli organi democratici” del Pdl “tutti si adeguano alla decisione”.

“Non ho alcuna intenzione di lasciare la presidenza della Camera”, ha ribadito Fini conversando con i giornalisti al termine dei lavori della direzione del Pdl. “Avrei preferito che dicesse ‘me ne vado’. Invece non ci pensa proprio: vuole restare e logorarmi. Ma non ho nessuna intenzione di lasciarglielo fare. E ora, con il documento approvato dalla Direzione Nazionale, abbiamo lo strumento per sbattere fuori dal partito chi non si allinea alle decisioni”. Silvio Berlusconi, parlando con alcuni parlamentari e fedelissimi, secondo quanto riferito da alcuni di loro, commenta così lo scontro.

GLI 11 FINIANI CHE HANNO VOTATO CONTRO DOCUMENTO FINALE
Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Adolfo Urso, Flavia Perina, Fabio Granata, Silvano Moffa, Andrea Augello, Donato Lamorte, Pasquale Viespoli, Salvatore Tatarella, Cesare Cursi. Sono questi gli undici ‘finiani’ che - a quanto si apprende - hanno votato contro il documento finale della direzione del Pdl.
“Abbiamo votato contro, siamo in 18 in tutto”. Quanto al fatto che solo in 11 finiani hanno votato ‘no’ al documento finale della direzione del Pdl “non c’é un motivo politico, si vede che hanno visto come è andata la Direzione e dunque si sono allontanati”. Lo ha spiegato il deputato finiano, Fabio Granata, lasciando la Direzione del Pdl e interpellato sul voto finale sul documento politico. “Non conta essere in 11 o in 18 - ha aggiunto - conta che quanto è accaduto sia sotto gli occhi dell’opinione pubblica”. “Siamo soddisfatti per come è andata - ha detto ancora -, abbiamo ribadito le nostre posizioni: non si può pensare a un grande partito dove non c’é dibattito sulle grandi questioni come l’immigrazione o la cittadinanza”.

FINI: NESSUNA INTENZIONE DI LASCIARE PRESIDENZA CAMERA - “Non ho nessuna intenzione di dimettermi dalla presidenza della Camera. Né tantomeno di lasciare il partito”. Lo ha detto Gianfranco Fini ad alcuni parlamentari a lui vicini a margine della Direzione Nazionale del Pdl. Intenzione che viene confermata anche dal suo portavoce.

Intanto, i ventidue finiani che si erano iscritti a parlare in direzione hanno ritirato la loro richiesta di intervento motivando così la loro rinuncia: “a nostro avviso - si legge nella spiegazione consegnata ai coordinatori del Pdl - dopo l’intervento di Gianfarnco Fini, che condividiamo nel metodo e merito, la replica del Presidente Berlusconi ha sostanzialmente concluso il dibattito. Riteniamo pertanto di rinunciare ai nostri previsti interventi - aggiungono - nella consapevolezza che è necessario da oggi sviluppare il confronto libero e leale per rafforzare il Pdl che si è aperto in direzione”. In sostanza, spiegano fonti finiane, si ritiene raggiunto obiettivo di aver costituito una minoranza nel Pdl libera di esprimere opinioni diverse dalla maggioranza.

LO SCONTRO BERLUSCONI-FINI - E’ rottura totale fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Lo scontro frontale va in scena alla Direzione Nazionale del Pdl dove il premier intima al presidente della Camera di smettere di fare politica attiva o di dimettersi da Montecitorio. Ricevendo la secca replica dell’ex fondatore di An che, scattato in piedi verso il palco, lo sfida con gesti plateali: ”Perche’ altrimenti che fai, mi cacci?”. Il tutto sotto gli occhi sbigottiti dei delegati, ma soprattutto davanti alle telecamere che immortalano in diretta lo strappo. E’ Berlusconi ad aprire i lavori. Togliendosi subito qualche sassolino dalle scarpe: rivendica il successo elettorale, nega che il partito sia al traino della Lega, sottolinea come la Direzione Nazionale fosse gia’ stata convocata ben prima delle richieste del cofondatore, si attribuisce un ”consenso bulgaro” e sostiene che nel Pdl c’e’ gia’ ampia democrazia.

Ma il Cavaliere fa anche qualche apertura al presidente di Montecitorio: come quando propone la convocazione di un ”congresso del Pdl entro l’anno” e - per la prima volta - promette di fare le riforme istituzionali ‘’solo con il consenso di tutti”, opposizione compresa. Tanto e’ vero che l’unico applauso di Fini, seduto in prima fila, arriva proprio sul dialogo. Parlano Denis Verdini, Franco Frattini, Ignazio La Russa. Ma soprattutto Sandro Bondi che sottolinea come nel Pdl non vi siano ‘’servi”. Quando Fini sale sul podio, dunque, il clima e’ gia’ caldo. E l’ex leader di An non fa sconti. Prima pero’ sgombra il campo dagli ”equivoci”: dice di non aver mai messo in discussione la leadership di Berlusconi, di non voler ”tradire” il premier, ne’ tanto meno di ”remare contro” il governo o fare una ”corrente finalizzata a ottenere quote di potere”. Pero’, aggiunge, e’ ”puerile nascondere la polvere sotto il tappeto”. Segue un lungo elenco di richieste: da quella di smetterla di essere una ”fotocopia” della Lega, a quella di creare piu’ luoghi di discussione; dalla rimodulazione del programma in virtu’ della crisi, alla convocazione di una ”commissione” sul federalismo. Il tutto e’ condito da diversi battibecchi con Berlusconi, che piu’ di una volta afferra il microfono per interrompere l’ex leader di An. Ma e’ nulla rispetto a quello che succede poco dopo.

Al termine del discorso di Fini la parola dovrebbe andare a Claudio Scajola. Ma Berlusconi, dopo una breve stretta di mano al presidente della Camera, prende possesso del podio. ”Mi sembrava di sognare”, premette il Cavaliere facendo capire che la replica sara’ fuori dagli schemi. Queste richieste, aggiunge rivolgendosi direttamente al cofondatore, ”non mi sono mai arrivate”. Quanto alla Lega, il Pdl non e’ la fotocopia del Carroccio, ma semmai e’ quest’ultimo ad aver ripreso le posizioni di An sull’immigrazione. Poi l’attacco frontale: prima accusa i ‘finiani’ (Bocchino, Urso e Raisi) di aver esposto al ”pubblico ludibrio” il partito; dopo di che rinfaccia a Fini di averlo minacciato con la formazione di gruppi autonomi e di avergli detto di essersi pentito di aver fondato il Pdl. Fini si alza in piedi e, senza microfono, gli urla qualcosa sulla Sicilia. Ma il premier lo rimbrotta, ricordandogli che sulle decisioni nell’isola hanno contribuito anche i suoi uomini.

Certo, Berlusconi gli concede qualcosa: dice di non avere alcun ruolo negli attacchi de ‘Il Giornale’ e gli annuncia di volerlo vendere presto anche se ironicamente gli chiede se, nel caso, fosse interessato a comprarne una quota. Inoltre, si dice pronto a convocare una commissione sul federalismo fiscale. Ma il finale e’ al vetriolo: ”Le tue richieste non sono di grande importanza”, minimizza. E comunque ”un presidente della Camera non deve fare dichiarazioni politiche . Se le vuoi fare devi lasciare la carica, ti accoglieremo a braccia aperte” nel partito. A quel punto, Fini sembra voler andarsene, ma poi si ferma e gli replica: ”Perche’ senno’ che fai, mi cacci?”. Berlusconi lascia il podio e va a raccogliere le strette di mano di alcuni sul palco. Fini si allontana. Solo la sospensione dei lavori per la pausa pranzo impedisce che lo scontro prosegua.

21 aprile 2010
Vertice Pdl-Lega con premier, corrente Fini senza senso

Incontro a Palazzo Grazioli sullo ’strappo’ tra il capo del Governo e il presidente della Camera

La Russa, nessuno può impedire a qualcuno di lasciare il Pdl

ROMA - Da un lato tira un sospiro di sollievo, visto che, almeno per ora, la scissione di Gianfranco Fini sembra scongiurata; dall’altro l’atteggiamento del cofondatore del Pdl e l’idea che crei una corrente nel partito non gli piace per niente. Silvio Berlusconi reagisce con un misto di delusione, irritazione e cautela alle istanze del presidente della Camera: da un lato non accetta ulteriori logoramenti da parte del presidente di Montecitorio anche perche’ non intende farsi trascinare in quello che ama definire il ”teatrino della politica”; dall’altra non intende forzare la mano, con strappi dalle imprevedibili conseguenze, e dunque attende di capire con esattezza cosa vuole veramente l’ex leader di An.

Per capire cosa abbia davvero in testa Fini, Berlusconi ha riunito a palazzo Grazioli, sia i vertici della Lega (Umberto Bossi non c’era), che quelli del Pdl (Italo Bocchino non era presente perche’ non invitato e cio’ la dice lunga sul clima verso i ‘finiani’). Con i Leghisti, Berlusconi ha parlato di quanto sta avvenendo nel Pdl: la conclusione e’ stata cosi’ riassunta da uno dei partecipanti: ”L’impressione dei piu’ e’ che l’ipotesi di una corrente non abbia alcun senso”. Concetto ribadito qualche tempo dopo con i vertici del Pdl. Riuniti per discutere degli aspetti organizzativi della Direzione Nazionale di giovedi’ (in particolare della ’scaletta’ e di della replica del Cavaliere alla relazione del presidente della Camera), il Cavaliere non ha ancora deciso cosa fare. ”Vuole sentire gli umori, capire cosa davvero vuole fare Fini”, spiega uno dei presenti al vertice. Per questo si e’ preso del tempo: domani si occupera’ della relazione e decidera’ la linea. Il suo orientamento, per ora, e’ comunque quello di chi e’ determinato ad andare avanti senza farsi condizionare troppo. Il Cavaliere ha stigmatizzato la posizione di Fini: la sua e’ una posizione che non ha senso, non si capisce quali siano le sue richieste. Va bene il confronto, ma alla fine e’ la maggioranza che decide e la minoranza si deve adeguare. Insomma, il premier non intende farsi influenzare da quella che in privato ha definito una ”correntina”. La sua impressione, inoltre, e’ che dalla riunione di oggi il presidente della Camera esca indebolito e sconfitto. Non solo perche’ perche’ la maggioranza degli ex-An, con il documento siglato dai ’settantacinque’ ha dimostrato di voler restare nel Pdl, ma anche perche’ il documento siglato dai ‘finiani’ e’ praticamente identico a quello firmato dai senatori nel pranzo di sabato scorso. Lo stesso che, non a caso, fu applaudito da Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello proprio perche’ scongiurava l’ipotesi di scissione in un gruppo autonomo. Sul fronte della Lega, intanto, si registra grande cautela. Tant’e’ che nessun esponente del Carroccio ha commentato la situazione all’interno del Pdl. Del resto Umberto Bossi, in una recente intervista a ‘El Pais’ aveva sottolineato la necessita’ di trovare un’intesa con Fini. L’obiettivo primario dei lumbard e’ di portare a casa le riforme. E una guerra intestina nel Pdl non aiuterebbe. Ecco perche’, Roberto Calderoli, ha cercato di minimizzare: ‘Ho sentito dai telegiornali notizie fantasiose, oggi non c’e’ nessun vertice della Pdl a cui abbia preso parte la Lega ma semplicemente un incontro, gia’ programmato, che abbiamo avuto con Berlusconi e Verdini, mio omologo nel Pdl”.

FINI FA SUA CORRENTE, NON TOLGO DISTURBO E NON STO ZITTO
(di Milena Di Mauro)
Seduto sul tavolo, per essere più vicino a quella parte della destra che oggi ancora si riconosce in lui - 52 tra deputati e senatori, mentre in 75 si accodano al documento dei colonnelli di un tempo, che prendono le distanze - Gianfranco Fini cita Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”. Ergo: “Io non ho intenzione di togliere il disturbo né di stare zitto. Mi auguro che Berlusconi accetti che esista un dibattito interno al Pdl”. Che si voglia chiamarla corrente, componente di minoranza o gruppo dei fedelissimi, la ‘pattuglia’ dei finiani si accoda dietro al leader di un tempo, ne riconosce la legittima ambizione a porsi come guida, a dire ciò che pensa. Anche quando questo porre “questioni politiche e mai personalistiche” è in dissenso rispetto al Capo e alla maggioranza. Ai finiani - 39 deputati, 13 senatori, 5 europarlamentari ed altri che hanno annunciato una possibile adesione - basta che tutto avvenga dentro il recinto del Pdl e “con spirito costruttivo”, cosa che Fini assicura, accantonando sbrigativamente l’ipotesi di gruppi parlamentari autonomi, che pure lui stesso aveva posto come extrema ratio nell’ultimo burrascoso colloquio con Silvio Berlusconi. “Le categorie del tradimento sono tali - si spiega a metà oggi Fini - che da un anno e mezzo un autorevole esponente del governo in Sicilia ha costituito il gruppo Pdl-Sicilia, che convive con il Pdl. Se invece qualcuno ipotizza che accanto al Pdl possa nascere Pdl-Italia, diventa tradimento”. Come sia sia, sconfessa chi è andato oltre. “Chi ha interpretato il mio pensiero in questi giorni parlando di scissioni o di elezioni anticipate - afferma - ha solo incendiato il dibattito”. Fini, per ironia della sorte, si prende una rivincita sulle ‘correnti metastasi’ di An formandone una tutta sua. Dimostra cioé, numeri alla mano, che è falso ciò che qualche colonnello ha voluto far credere al Cavaliere: solo ‘quattro gatti’ seguiranno i passi della terza carica dello Stato. Non sono 4 ma 52.

E comunque un numero sufficiente a rendere un’inferno la vita parlamentare di un partito dove almeno alla Camera (dove Fini è presidente) ogni volta ci sarà da discutere su provvedimenti che non fanno parte del programma di governo. I colonnelli delle vecchie correnti di Alleanza Nazionale si affrettano a dimostrare ciò che hanno assicurato al Cavaliere: di avere in mano la golden share della vecchia destra. Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri (dioscuri dell’area vasta di ‘Destra Protagonista’), Altero Matteoli (ex fedelissimo di Fini, di ‘Nuova Alleanza’) e Gianni Alemanno (capo di ‘Destra Sociale’ insieme a Francesco Storace ormai approdato ad altri lidi), mettono in fila 75 firme. Con loro anche Giorgia Meloni. “Sono pro-Pdl e non contro Fini”, fanno sapere. “Il controcanto di Fini a Berlusconi deve fare i conti, da oggi, con la ‘controconta’ dei 75 ex An”, commenta il berlusconiano Osvaldo Napoli. E’ tutto da dimostrare che Berlusconi - oltremodo allergico all’idea di un ‘controcanto’ organizzato nel Pdl - accetti l’idea di una minoranza interna. “Una corrente non ha senso”, sentenzia infatti il vertice Pdl-Lega riunito dal Cavaliere. Ma per Fini intanto “é finita l’epoca del 70-30, si apre una nuova fase e chi ha più filo tesserà”. Già nella direzione di giovedì - se si dovesse arrivare a voti contrapposti dopo le relazioni di Berlusconi e Fini - con il presidente della Camera non starebbero più del 10 per cento dei 170 delegati: 17/18 persone. Ma all’ex leader di An interessa di più poter strattonare il partito, chiedere al Pdl cosa propone su economia, riforme, politiche sociali, Sud. “Un leader c’é ed è Berlusconi, che ha vinto le elezioni - ha fatto tanto di cappello anche oggi Fini -. Ma il Pdl che contributo ha dato? Che risultati ha avuto? Io voglio rafforzare il partito, non certo indebolirlo”. Per farlo oggi la terza carica dello Stato si mette a capo di una minoranza e rivendica il suo posto “in un Pdl libero, che non sia il partito del Predellino, dove tutti devono essere d’accordo e dire che ogni cosa va bene”. “La Lega è un alleato importante, ma non può essere il dominus”, insiste Fini. Oggi in 54 dicono che “le questione poste da Fini meritano un approfondimento ed una discussione attenta” nell’ottica di un “rilancio del Pdl”. “Anche il solo parlare di scissioni e di elezioni anticipate risulta incomprensibile”, puntano però i piedi i finiani, che invitano a “riportare il confronto su un piano costruttivo, isolando quanti, più o meno consapevolmente, stanno in queste ore lavorando per destabilizzare il rapporto tra i cofondatori del Pdl”. Il riferimento neppure troppo velato è Italo Bocchino, ideatore di ‘Generazione Italia e ‘pasdaran’ finiano, attaccato oggi in Transatlantico da molti nell’anonimato e pubblicamente da Roberto Menia, che insieme ad altri ha preteso che d’ora in avanti a parlare sia solo Fini, senza intermediari. E finalmente senza più colonnelli. Ma stasera Bocchino sarà di nuovo in tv, a Ballarò.
PDL: LE FORZE DEI FINIANI IN PARLAMENTO, DECISIVI ALLA CAMERA - Sono 57, ma i loro voti in Parlamento hanno un peso specifico molto alto, al punto da risultare potenzialmente decisivi per la vita della maggioranza. Il documento firmato dai finiani, oltre a ratificare la nascita della corrente del presidente della Camera, mette in chiaro la reale forza del drappello che si richiama al ”cofondatore” del Pdl. A mettere la loro firma in calce al documento pro-Fini sono stati 39 deputati, 13 senatori e cinque europarlamentari. La loro ”rendita di posizione” e’ cospicua alla Camera dove, in teoria, potrebbero far andare sotto il governo. A Montecitorio il centrodestra dispone infatti di 344 voti, 29 in piu’ dei 316 che costituiscono la soglia della maggioranza assoluta. Se i 39 finani decidessero di sfilarsi (e hanno gia’ fatto sapere che sulle questioni non oggetto del programma del pdl voteranno liberi da vincoli), il centrodestra si ritroverebbe a quota 305, quindi undici voti sotto il limite di sopravvivenza . Al Senato, invece, la corrente di Fini da’ meno noia. I 13 senatori, sottratti ai 178 parlamentari della maggioranza, non farebbero scendere il Pdl sotto la linea rossa della maggioranza: Pdl, Lega e Mpa avrebbero pur sempre 165 voti, tre in piu’ di quelli necessari per garantire la sopravvivenza del governo. Dall’altra parte, gli ex An che hanno voltato le spalle a Fini. Ad aver sottoscritto il documento promosso da Gianni Alemanno, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa e Altero Matteoli (tutti ex colonnelli di Fini) sono stati 75 parlamentari, che chiedono di non mettere in crisi il progetto del Pdl.

20 aprile 2010
Fini: ”Berlusconi accetti il dissenso, io non lascio”. Documento firmato da 40 ex An

Roma, 20 apr. (Adnkronos/Ign) - “Ho posto questioni di tipo politico, non sull’organigramma interno”, né “per gelosia” e “non ho intenzione di togliere il disturbo e di stare zitto”. Lo ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini durante la riunione con i parlamentari ex An, circa una quarantina. Berlusconi, ha inoltre detto Fini, deve accettare anche il dissenso. Il Pdl non è il partito del predellino.

Il presidente ha poi criticato “chi ha cercato di interpretare il pensiero di Fini, incendiando il dibattito politico”.

“La Lega - ha proseguito durante l’incontro nella sala Tatarella di Montecitorio - è un alleato strategico importantissimo e leale, ma in questo momento sta dimostrando di essere il dominus”. Quindi ha voluto precisare che non si tratta di “una riproposizione degli attriti con Tremonti, che ha fatto un ottimo lavoro, anzi senza Tremonti saremmo come la Grecia”. Poi ha lamentato il fatto che “il Sud è scomparso dal dibattito politico”.

Gli ex di An ascoltano la relazione del presidente della Camera, poi firmano un ordine del giorno per assicurare il loro sostegno a Gianfranco Fini. e dire no a scissioni e al voto ancipato. Ora è il momento di ”riportare il confronto su un piano costruttivo, isolando quanti più o meno consapevolmente stanno in queste ore lavorando per destabilizzare il rapporto tra i cofondatori del Pdl. Per questi motivi confermiamo la fiducia al presidente Fini a rappresentare tali istanze”.

”In merito alle polemiche che l’incontro Fini-Berlusconi ha suscitato nei media e nell’opinione pubblica - scrivono gli ex di An - riteniamo necessario esprimere soldiarietà a Fini contro il quale sono stati espressi giudici ingenerosi con toni a volte astiosi. Per parte nostra, riteniamo che le questioni poste da Fini meritino un approfondimento e una discussione attenta nelle competenti sedi di partito”. ”Nel corso della Direzione di giovedì prossimo - sottolineano - sarà lo stesso presidente della Camera a chiarire le sue proposte, aprendo un dibattito che ci consentirà di articolare e aggiornare un progetto di rilancio del Pdl, aperto alla partecipazione di tutte le componenti del partito”. ”La prospettiva di una escalation e anche il solo parlare di scissioni ed elezioni anticipate risultano incomprensibili per noi e per l’opinione pubblica che invece si aspetta una fase più incisiva dell’azione del nostro governo. Bisogna, quindi, riportare il confronto su un piano costruttivo”.

Polemiche prima della riunione. In Transatlantico, alla Camera, va in scena un duro botta e risposta tra Roberto Menia e Italo Bocchino. Il sottosegretario all’Ambiente si ferma a parlare nel cortile interno di Montecitorio e si sfoga così: ”Ho detto a Bocchino di smetterla, perché ha già fatto abbastanza danni, l’ultimo è la rissa in tv che lo ha visto protagonista… Sono stufo, non mi sento rappresentato da queste persone. E non mi presto a ricatti e doppigiochi”. Si avvicina Amedeo Laboccetta. Anche lui ne approfitta per lanciare un avvertimento al presidente della Camera: ”La penso esattamente come Roberto, anzi, dirò di più. Sono pronto a dimettermi da parlamentare se Fini dovesse fare questa follia politica di creare gruppi autonomi”.

20 aprile 2010
Computer: cervello gatto batte super pc

La scoperta ispira ricercatori a nuova generazione di microchip

(ANSA) - ROMA, 19 APR - Gatto batte supercomputer 100 a 0, quando si tratta di elaborare le informazioni. Lo afferma uno studio dell’universita’ del Michigan.

Per questo un gruppo di ricercatori sta cercando di produrre una nuova generazione di microchip basati proprio sul modello dei felini, che potrebbero essere alla base dei computer del futuro.

Il progetto e’ quello di costruire un computer come la natura costruisce i cervelli. L’idea e’ di usare un paradigma completamente nuovo per assemblare i circuiti.

19 aprile 2010
Oceani sovraffollati, un mld microrganismi per litro

Pari al peso di 240 miliardi di elefanti africani, vivono ovunque
Gli oceani di tutto il mondo sono sovraffollati di microbi, quasi un miliardo per ogni litro d’acqua, molto di più di quanto si pensasse. Lo hanno calcolato i ricercatori che partecipano all’International Census of Marine Microbes (ICoMM), una parte del gigantesco progetto Census of Marine Life che si concluderà ufficialmente il 4 ottobre dopo dieci anni ma di cui sono stati resi noti alcuni risultati.

La stima è basata su prelievi di campioni d’acqua in oltre 1200 punti del pianeta: a popolare i mari ci sarebbero un nonilione (10 elevato alla trentesima potenza) di microbi, pari al peso di 240 miliardi di elefanti africani. “Il numero totale di specie microbi marini è probabilmente vicino al miliardo - spiega John Baross, che presiede il comitato scientifico dell’Icomm - il progetto ha studiato relativamente poco dei microrganismi degli oceani, visto che ci sono batteri associati a ogni grande mammifero marino, e che questi hanno una flora batterica nel loro intestino.

Potrebbero essercene ancora centinaia di migliaia di specie”. Microrganismi sono stati trovati dagli scienziati persino in zone dove la vita è ritenuta impossibile, come ad esempio gli oxygen minimum layers (Oml), saturi di acido solfidrico, o nei grandi camini sottomarini ricchi di metano. I microbi non sembrano temere neanche gli sbalzi della temperatura: persino i posti più caldi, a più di 200 gradi, si sono rivelati ‘abitati’.

19 aprile 2010
Pdl: Scajola, il governo è solido

ROMA - “Il governo c’è, è solido e Berlusconi va avanti per realizzare il programma che abbiamo definito e contrattato con gli italiani quando abbiamo vinto le elezioni”: lo ha detto oggi il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, a margine di un incontro tenuto con il ministro dell’Economia tedesco, Reiner Bruederle, prima della cerimonia di inaugurazione della Fiera di Hannover. “Il grande rischio è che all’estero ci possa essere una valutazione di quello che succede in Italia spropositata rispetto a quello che effettivamente è”, ha commentato il ministro.

“Il governo è solido, ha una maggioranza solida, sta governando bene, ha vinto le elezioni regionali con un successo straordinario”, ha aggiunto. Per questo, ha sottolineato, “é incomprensibile per gli interlocutori stranieri che abbiamo incontrato in questi giorni, leggere su giornali non benevoli della stampa europea e mondiale quasi che in Italia il governo sia in crisi”. “Il governo c’é - ha concluso Scajola -, è solido e Berlusconi va avanti per realizzare il programma che abbiamo definito e contrattato con gli italiani quando abbiamo vinto le elezioni”.

BERSANI: ‘PATTO REPUBBLICANO’ SE BERLUSCONI ACCELERA
“Se Berlusconi intende ‘accelerare in curva’ sulle riforme aggirando i problemi con un modello plebiscitario, noi abbiamo una proposta: chiamiamo tutti quelli che sono disponibili a un ‘patto repubblicano’ per riformare le regole nel solco della nostra Costituzione che è la più bella del mondo”. Lo ha detto a SkyTg24 il segretario del Pd Pierluigi Bersani, spiegando che la sua proposta “non parla solo all’opposizione o alla maggioranza ma a tutte le persone responsabili” e sottolinea la necessità di “rafforzare la democrazia per renderla più efficiente”. “In dieci anni di governo del centrodestra - domanda - che riforma abbiamo avuto? Il centrodestra ha governato sulla base di un meccanismo di personalizzazione, e non abbiamo risolto nulla. E invece bisogna rafforzare la democrazia e renderla più efficiente”.

BONDI: BERSANI VIVE IN BOLLA DI FORMULE INSERVIBILI
Sandro Bondi ritiene che “l’aspetto più preoccupante e sconcertante delle dichiarazioni rilasciate oggi dall’ on. Bersani riguarda l’astrattezza della polemica e delle proposte conseguenti”. Secondo il coordinatore del Pdl “invocare, infatti, un ‘patto costituzionale’ per contrastare un presunto ‘modello plebiscitario’ in merito alle riforme, significa sganciare la politica dalla realtà e vivere in una bolla di formule tanto seducenti e confortanti per chi le utilizza quanto inservibili e fuorvianti per una credibile iniziativa politica”.

FINI PREPARA DOCUMENTO PER GIOVEDI’, SHERPA A LAVORO
di Anna Laura Bussa

Domenica di riflessione per i due cofondatori del Pdl, in vista di una settimana intensa nella quale si deciderà il futuro del partito. Silvio Berlusconi è ad Arcore. Mentre il presidente della Camera Gianfranco Fini è al mare, a scrivere sia l’intervento che terrà alla Direzione di giovedì prossimo, sia il documento che “al 99%”, spiegano i suoi, verrà presentato come base di confronto. Nel frattempo gli sherpa sono al lavoro e i contatti tra finiani e resto del Pdl proseguono senza sosta. Il clima nel partito non è dei migliori e sono pochi quelli pronti a scommettere su una ricomposizione indolore tra i due leader. Carmelo Briguglio, uno dei deputati più vicini a Fini, ipotizza per la prima volta addirittura la “nascita di un nuovo partito di centrodestra che si riconosca nelle idee del presidente della Camera, legato da un rapporto di coalizione col partito di Berlusconi e con il governo”. Ma tra i berlusconiani si minimizza e la prospettiva viene letta più che altro “come una minaccia necessaria ad alzare il tiro nell’ambito della trattativa”. L’ipotesi più realistica, si osserva nella maggioranza del Pdl, è che giovedì venga messo ai voti un documento che potrebbe formalizzare la nascita di una corrente interna che si riconosca nelle istanze dell’inquilino di Montecitorio.

Pronta a rafforzarsi in vista del congresso che si terrà entro un anno. Quello dei gruppi indipendenti, aggiungono, sarebbe un passaggio successivo che però porterebbe a una conta interna che al momento vedrebbe Fini “ben al di sotto del 30% che aveva portato come dote iniziale alla costituzione del Pdl”. Non più di “otto senatori - assicurano a Palazzo Madama - sarebbero pronti, infatti, a passare con lui”. Favorevole all’idea di un documento da portare in Direzione é il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli che invita i protagonisti della spaccatura a rifuggire “da inutili protagonismi mediatici” perché l’obiettivo dovrebbe essere “stemperare le tensioni”, senza “il tifo di nessuno”. Il fatto, si osserva ancora nella maggioranza, è che la trasmissione Tv “L’ultima parola”, con un Italo Bocchino e un Adolfo Urso “scatenati”, è stata “un vero spartiacque”. Prima una ricomposizione sarebbe stata “più a portata di mano”. Ora, invece, “tutto è più difficile”. I toni di Bocchino contro Maurizio Lupi, si osserva, hanno fatto infuriare non solo il premier, che alcune fonti definiscono “inferocito” per la performance del deputato campano, ma anche la base elettorale. “Abbiamo ricevuto più sms di protesta dopo la trasmissione - racconta un senatore Pdl - che messaggi di congratulazioni per la vittoria elettorale”.

La contesa, insiste Osvaldo Napoli (Pdl), “é ora più aspra” per colpa “delle dichiarazioni incendiarie e dagli scatti d’umore di qualche colonnello”. E anche tra gli ex-aennini il malumore nei confronti di Bocchino è palpabile. La verità, racconta un fedelissimo del Cavaliere, è che da parte di Berlusconi non c’é più “disponibilità” ad essere conciliante con l’alleato e la voglia di portare la spaccatura alle sue estreme conseguenze sarebbe “tanta”. La conta interna intanto è già cominciata. E si parla con insistenza di possibili cambi al vertice delle commissioni parlamentari presiedute dagli ex di An visto che dopo due anni le presidenze di quelle permanenti devono essere riconfermate. “Ma parlare di queste cose - assicura il finiano Fabio Granata - è davvero prematuro. Non ha senso”. Ora tutti gli occhi sono puntati all’incontro di martedì tra Fini e i suoi e a quello di giovedì della Direzione. E quest’ultimo, insiste Granata, “non sarà un passaggio neutro”. Una decisione, in un senso o nell’ altro, dovrà essere presa. “Io lavorerò - assicura il neo governatore del Lazio Renata Polverini - affinché non si arrivi alla spaccatura”. Ma se si continuerà a litigare nel partito che ha appena vinto le elezioni, sintetizza il ministro Renato Brunetta, gli italiani “ci rincorreranno con un forcone”.

25 marzo 2010
Gran Bretagna, cameriera licenziata via Facebook: “Da domani non venire più”

Londra, - “Da domani non venire più”. Con un post sintetico e ’senza cuore’ la direttrice di un locale di Manchester ha licenziato via Facebook una sua cameriera di sedici anni. Lei si è limitata a rispondere: “Va bene”. Ma la mamma furiosa ha chiamato a raccolta la stampa di mezzo mondo in difesa di sua figlia contro il modo in cui ha deciso di mandarla via. “Non è possibile - ha detto al MailOnline -, spero che sia il primo e ultimo caso in cui qualcuno viene licenziato con un messaggio su un social network”. La ragazza infatti avrebbe perso un’ordinazione da nove euro per andare a prendere dei biscotti per lo staff. “Quello che mi ha fatto più male - ha detto la giovane - è stato il fatto che non ha avuto il coraggio di dirmelo di persona”

La madre della ragazza ha voluto poi mettere l’accento anche sulla forma del messaggio. “Non solo è di pessimo gusto - attacca la signora - licenziare via Facebook, ma il datore di lavoro dimostra anche di non saper scrivere. La ‘lettera di licenziamento online’ è piena zeppa di errori ortografici e di espressioni gergali”.


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